Pomeriggio piovoso e solitario

Piove e continuerà almeno fino a stanotte. I giorni uggiosi mi fanno venire voglia di ascoltare del jazz mentre sono alla scrivania. Forse trovo piacevole l’improvvisazione delle melodie poiché non ci sono improvvisazioni nelle sfumature di colore in cielo, ma solo un monotono grigiore.
Ho qualcuno da presentare, uno dei miei illustratori preferiti, Pascal Campion. Lo adoro: ritrae tanti momenti di vita, semplici, ma in cui mi ritrovo. Mi sa che non sarà la prima volta in cui terminerò un post con una sua opera. Lui mi comprende!

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La mia storia a distanza

Qualche post fa, raccontavo di un incontro con una persona che parla un’altra lingua, con cui non sapevo cosa stessimo diventando, stanca di impegnarmi con chi non lo meritasse (un giorno, quando me la sentirò, scriverò delle mie tragiche esperienze), single e felice, o meglio, libera e felice, cercavo di resistere ad un uomo che si insinuava con gentilezza nella mia routine.

Ci incontrammo a Venezia, nel centro preciso di piazza S.Marco. Iniziò tutto con uno scambio di battute, una domanda, una curiosità da parte sua sull’area del veneziano.  Lo notai, era un bel tipo…e risposi in modo frettoloso, ma lui rispose a me e io risposi a lui e così per tutto il giorno. Ci scambiammo i numeri di telefono, così, perchè era stato un bel giorno.
La sera stessa continuavamo la conversazione del giorno a termine, il giorno dopo la continuammo, quello dopo ancora. Senza mai dirci “bye bye”, la conversazione non finiva mai, al massimo era un “see you later” rimandando magari alla mattina del giorno dopo. E così passò qualche settimana, mese…

Lui giorno dopo giorno conquistava terreno. Dentro di me vi era un braccio di ferro tra “sono troppo felice senza rendere conto a qualcuno” e “ma ti rendo conto anche se non me lo chiedi”
Ebbene ci siamo aperti, dichiarati e abbiamo scelto di essere una coppia. E io mi sento ancora una persona libera, libera di stare con lui. Motivo per cui mi sento per la prima volta all’interno di una relazione sana, buona e giusta.

C’è sempre un MA…
Non ho ancora specificato che vi è una certa distanza tra me e lui. Una distanza geografica, culturale (anche se non abissale) e di età. Io italiana, lui olandese, io 24, lui 39, ci vediamo di media una volta al mese, vacanze insieme, ci scriviamo, chiamiamo e videochiamiamo ogni giorno, lo sento vicino a me in ogni momento.
Probabilmente sarò io a trasferirmi all’estero, ma lui non vuole restare in Olanda, quindi abbiamo il progetto di trovare una terra di mezzo per stare insieme.
Il bello alto affascinante olandese, nonostante sia ingegnere è dotato di intelligenza emotiva (suvvia, è una battuta, anche mio padre è ingegnere: è una categoria di lavoratori a cui non si può non voler bene) è diventato parte della mia vita.
La mia fortuna è che fa un lavoro che lo costringe a viaggiare tanto tanto tanto e quindi come si trova in una qualche città a 500 km dalla mia, fa uno “strappo” e viene, oppure lo raggiungo io.
Il primo ragazzo in gamba della mia vita, un lavoratore tosto, determinato, con la testa sulle spalle, dolce, divertente, hot, rispettoso e… PRESENTE. Chi l’avrebbe mai detto?

HP Sprocket – piccola stampante per grande creatività

La prima campagna per cui son stata selezionata da “The Insiders” è quella delle stampanti HP, precisamente per l’attesissima HP sprocket, più nota come stampante tascabile per cellulare.

Il modello che ho ricevuto è in nero. So che esiste anche bianco e forse mi sarebbe piaciuto di più in pendant con il mio cellulare bianco, ma queste son sottigliezze che riguardano più i miei gusti personali. Il suo peso è di circa 180 grammi che ritengo relativamente leggero, insomma stiamo parlando sempre di una stampante! quando la si tiene in borsa non arreca particolare disturbo. Posso affermare che effettivamente è abbastanza piccola, si lascia tenere in mano pure da me, che ho delle manine piccole piccole.
Passiamo invece all’uso.

La stampa delle foto è discreta, questo però non lo attribuisco alla stampante in sè, quanto alle caratteristiche delle foto: poniamo di voler stampare una fotografia, fatta con reflex e importata nel cellulare oppure scattata direttamente dalla fotocamera del cellulare, per quanto la suddetta foto possa essere bellissima, meravigliosa e strabiliante nello schermo del nostro telefono, se è una foto con piccoli dettagli, come ad esempio la foto di un paesaggio con tanti piccoli palazzi lontani, non verrà mai stampata nella stessa qualità di una foto in cui il soggetto è in primo piano come può esserlo un ritratto.
Quindi aspettiamoci comunque un buonissimo risultato, ma facciamo attenzione a ciò che vogliamo stampare. I colori tuttavia, risultano piuttosto fedeli agli originali.

Vorrei fare una considerazione, avendo anche una polaroid (fuji mini 8) che produce anch’essa instantanee su foglietti piccolini, posso dire in tutta onestà che la polaroid produce foto più definite, ma è anche vero che è molto più difficile ottenere un bello scatto con una polaroid e inoltre non vi è modo di modificarlo come con un dispositivo digitale. La stampante, invece, come a questo punto è intuibile, ti permette la stampa di foto che hai fatto in tutta sicurezza! Altra considerazione è che i foglietti della stampante sono 2×3″ …proprio piccoli.

Nel corso di questi giorni ho stampato alcune fotografie di cui vado un po’ orgogliosa e che desideravo tenere con me in cartaceo, alcune le ho fatte per metterle in piccole cornicette in plastica e in parte le ho regalate ad alcuni familiari come foto ricordo. Poi ho stampato anche alcuni disegni di Pascal Campion che ho pensato di raccogliere e disporle su un filo con delle mollettine di legno, a scopo decorativo nella mia camera.
Sono stampe simpatiche e davvero ci si può sbizzarrire con la creatività, dalle idee regalo ad elementi di decorazione, da bigliettini da visita a semplici foto dei nostri cari, dai calendari alle cartoline etc.
L’applicazione che ospita tutte le impostazioni di stampa, non si fa mancare nulla, c’è infatti la possibilità di inserire cornici, adesivi, scritte e poi non è detto che si debbano stampare: ho creato un bigliettino d’augurio per Pasqua riempendo il prato di fronte casa di adesivi con coniglietti e uova, proprio come una quattordicenne. E’ emerso il mio lato da teenager per intenderci e ho inoltrato agli amici il bigliettino pasquale attirandomi qualche smorfia ironica di insofferenza (in realtà è stato gradito, anche tra i più sostenuti per le smancerie).

Allegati alla Sprocket c’erano 3 pacchetti da 10 foglietti, finiti quelli ne ho ordinati altri. Questi foglietti non sono tra le cose più economiche, facendo due conti si scopre che un foglietto viene circa 50 cent, ma del resto la carta lucida da quando ho memoria ha sempre avuto un suo costo! Non è che mi dispiaccia troppo, perchè mi fa ritornare ai tempi delle macchine fotografiche con la pellicola, quando prima di scattare ci pensavi 10 volte. In questo caso la foto ce l’hai già, ma prima di stamparla ci pensi bene, sull’uso che vorresti farne e il valore che può avere per te ;) ma qui sembra si sfoci in un ambito pseudofilosofico!
La stampante va ricaricata regolarmente: si scarica dopo aver stampato una decina di foglietti, anche se probabilmente dipende per quanto tempo la si lascia con il bluetooth acceso.
Nonostante il meccanismo di stampa abbia un che di esoterico, non vi sono cartucce da comprare, guadagno che compensa il prezzo dei foglietti!! Quindi evitiamo di tenere una botta d’inchiostro nella borsa! La stampa dura davvero pochi secondi e non ci son tempi lunghi dove tenere al buio la carta o lasciare “asciugare” nulla.
In realtà penso che il colore sia contenuto nella cartuccia che venga impressionata a questo punto da semplici impulsi elettrici istruiti da un qualche codice di mappaggio della fotografia…ma questa è solo una mia teoria.

Per me è davvero un articolo utile e divertente e la consiglio a chi ha una certa passione per la fotografia amatoriale. Il prezzo della stampante ad oggi sarebbe 149 €, quindi non economica ma a quel punto diventa un bell’affare solo se si è certi di usarla.
Io l’ho ricevuta pagandola metà del suo prezzo di mercato come “cauzione”.
Ho deciso di tenerla, per me è promossa!

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Schiavi di se stessi…in coppia

psot
“You want to know why a girl acts crazy? Look at the guy she’s dating, then you’ll really see some crazy” Mike Tyson – How I met your mother

Niente di più falso, a mio avviso.
Una cosa che non comprendo di questa società, è il continuo attribuire il comportamento di una persona al proprio partner come se ne fosse fortemente condizionato, quando fino a prova contraria quel partner tanto “sbagliato” è frutto di una scelta.
Se ci si innamora di una persona è perchè quelle caratteristiche che poi credi di odiare tanto, in realtà ti tengono incollata a lei.
La solita tiritera: perchè le/gli piacciono gli/le stronzi/e? Una frase che può essere intesa come “gli piacciono le persone che purtroppo sono stronze” o “gli piacciono le persone che hanno la caratteristiche di essere stronze”. Ovviamente il secondo significato è quello che contiene la spiegazione.
Perchè non si ha amor proprio, perchè si pensa che la fatica sia più soddisfacente, che le storie drammatiche siano linfa vitale e volenti o nolenti quelle persone hanno bisogno di diventare isteriche per un nonnulla e dar brio ad una vita altrimenti vana. In passato è stata un’autocritica che mi ha resa più consapevole.
Molto più appropriata, è la seguente citazione: “Accettiamo l’amore che pensiamo di meritare” Professor Anderson – Noi siamo infinito
Potrei parlare di una mia relazione passata con un uomo dalla personalità narcisistica e fortemente manipolatore (ma ancora non mi sento pronta, son passati anni, ma mi evoca brutti ricordi), potrei parlare della relazione con un ragazzo vittimista, ove la sottoscritta passò per “la cattiva di turno”, oppure più brevemente del fatto che ogni errore di gioventù ha avuto un suo perché e che le cose non accadono mai per caso.
Non sono le persone “matte” che si avvicinano a te, ma tu che permetti a loro di farlo, di essere notate in quel determinato momento e a tua volta delle lenti che indossi e ti permettono di vedere chi, con le sue lenti, nota te. Poiché non possiamo controllare da chi essere notati, controlliamo chi notare noi. Direi che è il primo passo.
E no, ancora non è il momento di parlare delle mie relazioni passate.
Non sono sicura di volerlo fare, se da una parte è utile per capire come funzionano i meccanismi di certe relazioni tossiche, dall’altra è pur sempre qualcosa che mi crea un po’ di inquietudine, talvolta paura.
Purtroppo e per fortuna la strizzacervelli ha raggiunto l’equilibrio (e anche trovato l’amore ;) ) anche se qualche fragilità è rimasta.

Sono un’ambasciatrice e passo parola.

Lo so, lo so, non scrivo mai molto, sono una persona molto impegnata, si sa.
Ma quando faccio le promesse le mantengo. E io ho preso un impegno specifico, un po’ particolare questa volta. L’impegno comporta oneri ed onori, se ho la fortuna di essere scelta, per le mie caratteristiche, le mie abitudini, i miei interessi per provare una cosa, dall’altra parte fornisco un gran contributo facendone una bella recensione esauriente. Le persone che come me vorrebbero avere più consapevolezza dei loro acquisti, sicuramente saranno ben liete di trovare un punto di riferimento che dice veramente cosa ne pensa. Mi ritengo imparziale e affidabile e chi mi conosce lo conferma.
Sto parlando della mia iscrizione a The insiders.
Ora sono ufficialmente un’insider , già dedicavo una sezione del mio blog proprio alle recensioni, adesso specificherò anche quando si tratta di questo meraviglioso network che funziona proprio grazie al passaparola.
Partecipando ad una campagna proposta da “The Insiders”, riceverò un prodotto gratuitamente o ad un prezzo più basso di quello di mercato, lo testerò per un arco di tempo e fornirò la mia recensione.
In ogni mio post, mi impegno a specificare come ho ottenuto il prodotto, per correttezza nei confronti del lettore (potenziale acquirente) e nei confronti del network stesso che mi permette di vivere quest’esperienza.
Ci vediamo presto, con il primo prodotto, per cui sono stata selezionata. Non faccio anticipazioni, ormai manca poco!

Per chi fosse interessato: The Insiders:
chi sono?
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Pregiudizi sugli psicologi

C’è molta ignoranza per quanto riguarda il ruolo dello psicologo e di questo ne soffro. Quel che sopporto meno di tutto, è la chiusura mentale e la presunzione di chi non sa. A volte gli psicologi, nel difendere la propria categoria si sentono come un branco di incompresi, come dei testimoni di Geova a cui viene chiusa la porta in faccia, come Tom Cruise quando è stato lasciato dalle ex mogli dopo che queste si son stancate di seguirlo nel suo percorso all’interno di Scientology. Il problema è che qua non si parla di fede e non dovrebbe esistere questa sensazione.

Quindi sfatiamo giusto qualche semplice pregiudizio e togliamoci questi sassolini dalle scarpe.

“Non vado dallo psicologo perché significa che ho fallito“: una frase che sentirla è una pugnalata! Talvolta fa parte del disturbo in sé, quel che è evidente è che ci son persone che identificano se stesse con i loro successi e non riescono ad accettare le loro vulnerabilità. Un po’ come non voler andare da un’insegnante a far ripetizioni di matematica perché se no ci si sente stupidi. Non è stato compreso che il risultato raggiunto tramite una terapia, non è fornito dallo psicologo, ma ci si arriva da soli. Lo psicologo ti fornisce strumenti utili per arrivarci. Perché non lo può fare un amico o tua madre? Perché non hanno la preparazione e le conoscenze scientifiche che servono per raggiungerlo.
Alquanto inefficace è tenersi un problema (che richiede un determinato aiuto), per dimostrare di non aver bisogno di uno psicologo, a quel punto mi allarmerei per un altro tipo di problema che riguarda lo schema di credenze sulla propria autostima.

“Lo psicologo non serve a niente” : Spesso le persone credono che andare dallo psicologo sia come andare dal chirurgo estetico dell’anima, nel giro di qualche seduta esci sicuro di te, forte, invincibile. La terapia non è un trattamento passivo. Questo si fatica a capirlo. D’altro canto, quando si raggiungono dei risultati, ci son pazienti che non riescono a capire cosa abbia fatto di preciso lo psicologo, ma si sentono meglio e credono che infondo sarebbero guariti anche senza il suo aiuto. A quel punto, mi permetto di dire, che lo psicologo invece ha fatto un ottimo lavoro, nella restituzione, nel senso che è riuscito a curare queste persone dando loro una percezione di padronanza e controllo delle proprie emozioni.
Per comprendere i meccanismi della terapia si fa sempre in tempo ad informarsi.

“Tu che sei psicologo dovresti comprendere”: detto fuori dal contesto di un rapporto professionale, è totalmente fuori luogo. Non smetterò mai di ripetere che gli psicologi sono liberi di rifiutare e trattare come meglio si sentono di fare, le persone attorno a loro, che si trovino nell’ambito privato. Se una persona non mi piace, la evito, non devo per forza volerle bene e aiutarla. Del resto, anche in contesto professionale, vorrei rammentare che se non ci si sente di prendere in carico un paziente, si è liberi di non farlo, indirizzandolo magari da qualche altro collega. Pensiamo ad un paziente che abbraccia in modo molto forte una certa ideologia, considerando nel mio privato non la condivido assolutamente e che penso mi porterebbe a non tollerarlo come persona, sono totalmente libera di affidarlo a chi ritengo più idoneo. Quindi figuriamoci quando non vi è alcuno scambio pecuniario. A livello deontologico è vietato accordare una terapia con una persona con cui c’è un rapporto affettivo più o meno stretto, quindi nessuno è tenuto ad essere particolarmente comprensivo, specialmente se in quel momento c’è qualcosa che non va proprio con te (si, tu che leggi).

“Tu che sei psicologa…”: vorrei soffermarmi un momento sull’essere psicologi. Essere psicologi significa aver fatto un esame di stato, essere entrati nell’albo degli psicologi della propria regione, quindi essere abilitati nella professione e dover sottostare all’etica professionale, quindi conoscere bene il codice deontologico. Quando hai una laurea in psicologia, non sei psicologo. Sei dottore in psicologia, che è tutt’altro. Quindi prima di affibbiare certi oneri e onori professionali ad una persona, assicurarsi che sia realmente iscritta all’albo. (Piccola clausola: uno studente che studia o che è dottore in psicologia, non può millantare il titolo di psicologo. Tra l’altro l’usurpazione di titoli e onori è un reato penale, giusto per puntualizzare. Se in famiglia ti ci chiamano per gioco, è differente, dall’autoproclamarsi tale al fine di ricevere particolari benefici. Mia personale opinione è che sia anche disdicevole millantarlo anche in un informale contesto sociale, che sia un social network o al bar dietro casa )
Altro punto che vorrei tenere in considerazione anche che vi son diverse differenze tra psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, neuropsicologo.
Differenze colossali che comprendono i ruoli di queste categorie e il tipo di formazione. Non le illustrerò in questa occasione, ma le segnalo, giusto per non dimenticare quante volte ogni giorno vengono utilizzate come sinonimi in modo erroneo.

Per concludere, vorrei sottolineare come l’ignoranza verso la materia sia particolarmente accentuata in Italia. Posso permettermi di dire che il nostro paese vanta di una mentalità piuttosto chiusa e provinciale, in relazione all’idea che ci si è formati della psicologia. Ci si dimentica quanto la psicologia sia speculare alla medicina, quanto il disagio del corpo e della mente siano fortemente correlati e che in molti casi in comorbidità.

 
P.S.
Tante volte mi rifiuto di commentare le sparate qualunquistiche, perché mi vergogno dell’ignoranza che regna, della mancanza di sensibilizzazione verso l’importanza del ruolo di certe figure professionali e mi sembra di parlare a dei muri e di sprecare energie inutilmente.
Qui mi rivolgo a colleghi e futuri colleghi: tutti insieme dovremmo impegnarci ad informare, da soli non si va da nessuna parte e dire che non c’è lavoro è la scusa di chi vuole il posto libero comodo, bello e pronto, di uno che vuole una vita facile, ma non accadrà mai se prima non si fa dell’informazione e tra le persone non vi è neanche una consapevolezza: se esiste chi si occupa di certi disturbi è perché ce n’è bisogno.

Le persone riflessive

Il problema delle persone molto riflessive è che quando non hanno un problema vivono in un perfetto equilibrio ed armonia, hanno elaborato talmente bene le loro esperienze che riescono ad affrontare più o meno tante cose in maniera imperturbabile, diciamo pure che son diventate particolarmente resilienti. Quando invece hanno un problema, uno dei pochi che periodicamente si affacciano nella loro vita, fanno ciò che gli viene meglio, ovvero rifletterci.
Poi se hanno un blog finisce che ci scrivono raramente poichè fin quando è calma piatta trovano determinate questioni della vita talmente banali, che ci rinunciano: non avrebbe senso proporre delle ovvietà ai propri lettori nè tanto meno scriverle per se stessi, dato che ormai sono interiorizzate fino al midollo. Nel caso invece ci sia qualche turbolenza, stiamo ancora parlando di riflessivi, che finchè non hanno delle certezze non ritengono sia ancora il tempo giusto per esprimersi pubblicamente.
Ed è il mio caso che passo ciclicamente tra queste due condizioni e perciò ho sempre un buon motivo per non scrivere.
Anche se, ammetto, qualche volta come nubi minacciose mi son venuti in mente degli argomenti per i quali un mio parere potrebbe essere utile, ma sono argomenti talmente delicati che ho anche rimandato ad oltranza. Ma prometto, prima o poi “li esco”.

Piuttosto racconto di una quisquilia che mi ha tenuta occupata per qualche minuto.
Come tante persone, ho avuto le mie esperienze amorose e ho collezionato un numero, seppur ridotto ma sempre un numero, di ex. Un numero ridotto ma che non mi lascia in pace.
Per me, i miei personali ex non dovrebbero esistere, nel senso che dovrebbero uscire dalla mia vita senza il bisogno che mi ritrovi a parlarne come ex: qui da me non è cosa gradita.
Mi è successo per l’appunto che una ragazza, da quel che ho capito spasimante del mio ex che chiameremo D. mi ha contattata con l’intento di insultarmi. Un soggetto strano, che possiede un profilo pubblico in cui dispensa perle di umanità, saggezza e quant’altro.
Ovviamente insulti infondati, o suppongo fondati sulla realtà distorta che D. va raccontando alle ragazzine per farsi consolare. Attaccò anche con me, a suo tempo, anche se devo ammettere di esser sempre stata molto critica. Ad ogni modo oltre averle cortesemente risposto che non ha alcun titolo per sindacare sulle mie questioni personali con tanta presunzione, non essendo stata interpellata ed essendone totalmente estranea, le ho chiesto semplicemente cosa volesse nello specifico da me. Naturalmente nulla, seppi, tant’è che dopo svariati messaggi provocatori che mi ha puntualmente inviato e cancellato e che ho preferito ignorare, ha chiuso la conversazione scusandosi.
Non mi interrogo oltre, sull’infantilità di certi, forse la cosa per cui son rimasta male è l’errore di aver avuto in passato un’innamoramento per D. che ha permesso tutto ciò poc’anzi.
Pensavo giusto oggi a quante volte per sciocchezze e talvolta anche per serietà, ho preferito non alimentare un fuoco. Credo si tratti della famosa coerenza a cui tanto tengo. In questo caso trattasi della coerenza di non perdermi in determinate discussioni quando fin dal principio so di confrontarmi con il peggior sordo (quello che non vuol sentire, s’intende).
La coerenza di non voler sprecare il mio tempo e le mie energie. Se vogliamo anche una sana forma di pigrizia, che mi permette di cogliere la rilevanza di ciò che merita le mie attenzioni.
Quindi questo oggi voglio condividere, a tutti quelli che vogliono sentire, capire, ciò che secondo me è utile da sapere, è proprio questo: vivo bene anche perché son pigra e dedico i miei sforzi solo a chi li merita. Da lì, inizio a rispettarmi.