La mia storia a distanza

Qualche post fa, raccontavo di un incontro con una persona che parla un’altra lingua, con cui non sapevo cosa stessimo diventando, stanca di impegnarmi con chi non lo meritasse (un giorno, quando me la sentirò, scriverò delle mie tragiche esperienze), single e felice, o meglio, libera e felice, cercavo di resistere ad un uomo che si insinuava con gentilezza nella mia routine.

Ci incontrammo a Venezia, nel centro preciso di piazza S.Marco. Iniziò tutto con uno scambio di battute, una domanda, una curiosità da parte sua sull’area del veneziano.  Lo notai, era un bel tipo…e risposi in modo frettoloso, ma lui rispose a me e io risposi a lui e così per tutto il giorno. Ci scambiammo i numeri di telefono, così, perchè era stato un bel giorno.
La sera stessa continuavamo la conversazione del giorno a termine, il giorno dopo la continuammo, quello dopo ancora. Senza mai dirci “bye bye”, la conversazione non finiva mai, al massimo era un “see you later” rimandando magari alla mattina del giorno dopo. E così passò qualche settimana, mese…

Lui giorno dopo giorno conquistava terreno. Dentro di me vi era un braccio di ferro tra “sono troppo felice senza rendere conto a qualcuno” e “ma ti rendo conto anche se non me lo chiedi”
Ebbene ci siamo aperti, dichiarati e abbiamo scelto di essere una coppia. E io mi sento ancora una persona libera, libera di stare con lui. Motivo per cui mi sento per la prima volta all’interno di una relazione sana, buona e giusta.

C’è sempre un MA…
Non ho ancora specificato che vi è una certa distanza tra me e lui. Una distanza geografica, culturale (anche se non abissale) e di età. Io italiana, lui olandese, io 24, lui 39, ci vediamo di media una volta al mese, vacanze insieme, ci scriviamo, chiamiamo e videochiamiamo ogni giorno, lo sento vicino a me in ogni momento.
Probabilmente sarò io a trasferirmi all’estero, ma lui non vuole restare in Olanda, quindi abbiamo il progetto di trovare una terra di mezzo per stare insieme.
Il bello alto affascinante olandese, nonostante sia ingegnere è dotato di intelligenza emotiva (suvvia, è una battuta, anche mio padre è ingegnere: è una categoria di lavoratori a cui non si può non voler bene) è diventato parte della mia vita.
La mia fortuna è che fa un lavoro che lo costringe a viaggiare tanto tanto tanto e quindi come si trova in una qualche città a 500 km dalla mia, fa uno “strappo” e viene, oppure lo raggiungo io.
Il primo ragazzo in gamba della mia vita, un lavoratore tosto, determinato, con la testa sulle spalle, dolce, divertente, hot, rispettoso e… PRESENTE. Chi l’avrebbe mai detto?

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