Le persone riflessive

Il problema delle persone molto riflessive è che quando non hanno un problema vivono in un perfetto equilibrio ed armonia, hanno elaborato talmente bene le loro esperienze che riescono ad affrontare più o meno tante cose in maniera imperturbabile, diciamo pure che son diventate particolarmente resilienti. Quando invece hanno un problema, uno dei pochi che periodicamente si affacciano nella loro vita, fanno ciò che gli viene meglio, ovvero rifletterci.
Poi se hanno un blog finisce che ci scrivono raramente poichè fin quando è calma piatta trovano determinate questioni della vita talmente banali, che ci rinunciano: non avrebbe senso proporre delle ovvietà ai propri lettori nè tanto meno scriverle per se stessi, dato che ormai sono interiorizzate fino al midollo. Nel caso invece ci sia qualche turbolenza, stiamo ancora parlando di riflessivi, che finchè non hanno delle certezze non ritengono sia ancora il tempo giusto per esprimersi pubblicamente.
Ed è il mio caso che passo ciclicamente tra queste due condizioni e perciò ho sempre un buon motivo per non scrivere.
Anche se, ammetto, qualche volta come nubi minacciose mi son venuti in mente degli argomenti per i quali un mio parere potrebbe essere utile, ma sono argomenti talmente delicati che ho anche rimandato ad oltranza. Ma prometto, prima o poi “li esco”.

Piuttosto racconto di una quisquilia che mi ha tenuta occupata per qualche minuto.
Come tante persone, ho avuto le mie esperienze amorose e ho collezionato un numero, seppur ridotto ma sempre un numero, di ex. Un numero ridotto ma che non mi lascia in pace.
Per me, i miei personali ex non dovrebbero esistere, nel senso che dovrebbero uscire dalla mia vita senza il bisogno che mi ritrovi a parlarne come ex: qui da me non è cosa gradita.
Mi è successo per l’appunto che una ragazza, da quel che ho capito spasimante del mio ex che chiameremo D. mi ha contattata con l’intento di insultarmi. Un soggetto strano, che possiede un profilo pubblico in cui dispensa perle di umanità, saggezza e quant’altro.
Ovviamente insulti infondati, o suppongo fondati sulla realtà distorta che D. va raccontando alle ragazzine per farsi consolare. Attaccò anche con me, a suo tempo, anche se devo ammettere di esser sempre stata molto critica. Ad ogni modo oltre averle cortesemente risposto che non ha alcun titolo per sindacare sulle mie questioni personali con tanta presunzione, non essendo stata interpellata ed essendone totalmente estranea, le ho chiesto semplicemente cosa volesse nello specifico da me. Naturalmente nulla, seppi, tant’è che dopo svariati messaggi provocatori che mi ha puntualmente inviato e cancellato e che ho preferito ignorare, ha chiuso la conversazione scusandosi.
Non mi interrogo oltre, sull’infantilità di certi, forse la cosa per cui son rimasta male è l’errore di aver avuto in passato un’innamoramento per D. che ha permesso tutto ciò poc’anzi.
Pensavo giusto oggi a quante volte per sciocchezze e talvolta anche per serietà, ho preferito non alimentare un fuoco. Credo si tratti della famosa coerenza a cui tanto tengo. In questo caso trattasi della coerenza di non perdermi in determinate discussioni quando fin dal principio so di confrontarmi con il peggior sordo (quello che non vuol sentire, s’intende).
La coerenza di non voler sprecare il mio tempo e le mie energie. Se vogliamo anche una sana forma di pigrizia, che mi permette di cogliere la rilevanza di ciò che merita le mie attenzioni.
Quindi questo oggi voglio condividere, a tutti quelli che vogliono sentire, capire, ciò che secondo me è utile da sapere, è proprio questo: vivo bene anche perché son pigra e dedico i miei sforzi solo a chi li merita. Da lì, inizio a rispettarmi.

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Nuove conoscenze – stream of consciousness

Non so chi tu sia, ci siamo sentiti, abbiamo parlato di tante cose, ma anche se c’incontrassimo di nuovo, non saprei rispondermi. Ci veniamo incontro parlandoci in altre lingue, raccontiamo le nostre usanze, l’esperienza e i progetti, l’abitudine, ma la domanda resta: chi sei?

Andiamo d’accordo, siamo divertenti, il confronto è costruttivo, c’è rispetto, forse attrazione, non ci precludiamo niente e sappiamo qual è il nostro posto, ma dicevo: e tu chi sei?

Forse un giorno ci rivedremo e avrò una risposta, forse coglierò il pezzo mancante o forse no, perché spesso non accade nemmeno in condizioni normali. E’ così bello farsi domande, il limbo prima delle sorprese belle e brutte. Bella è la voglia di fantasticare ed incarnare a vicenda il nostro ideale, cullarsi in domande benevole, nel piacere dell’avvicinamento senza però realizzarlo, la dolce attesa che va gustata fino in fondo; ma un’attesa senza fine non sappiamo se esista, le persone vanno avanti e dimenticano cosa sia la trepidazione vogliono farla diventare abitudine: i brividi non sono eterni. E pensando a quel giorno: io cosa posso offrirti nella vita?

Mal d’amore e rotture sentimentali

Oggi mi è venuto in mente un argomento caldo: le rotture sentimentali. Per la precisione la fine di una storia d’amore, se di questo si tratta. Caldo non perchè sia estate ma perchè riguarda più o meno tutti, perchè quando si vivono male vi è un trasporto emotivo e soprattutto perchè non passa mai di moda.

Personalmente mi sono chiesta perchè io non abbia mai incontrato uomini in grado di lasciare. Altre amiche si chiedono il contrario: il perché vengano sempre lasciate. Il discorso, devo specificare, non fa un distinguo tra i sessi: vale per tutti in qualsiasi ruolo ci si sia trovati (o si abbia scelto di trovarcisi).
Se le due casistiche si ripetono troppe volte con le stesse persone vi è una dinamica di natura patologica. Fondamentalmente le cause stanno in due passi falsi, uno è la scelta del/della compagno/a che si manifesta con tendenza a prediligere chi non vuole stare realmente con te (questo implica anche il contrario, potreste essere voi a non volere starci realmente e l’altro/a a scegliervi proprio perchè ritrova sicurezza in questo vostro sfuggire). L’altro passo falso si trova nei comportamenti nel corso della relazione, che conseguenza del primo, portano alla deriva. In altre parole sono comportamenti, che portano chi lascia, a cogliere la palla al balzo per liberarsi della relazione, la quale comincia ad andargli stretta. Talvolta portano a farsi lasciare per esaurimento dell’altro. Insomma in un modo o nell’altro queste dinamiche son più o meno le stesse nascoste in disparati racconti che sembrano non avere connessioni.

Ma la cosa che meno comprendo è la disperazione una volta che lasci. Quando la situazione è palesemente deleteria, quando le discussioni sono tante, quando ormai gli obiettivi son diversi e quando si sta più male che bene o anche solo non si è convinti, arriva il momento fatidico in cui nella coppia solo uno dei due ammette lo stato delle cose. L’altro/a nonostante tutto, sembra cadere dalle nuvole. Una cosa a cui non ho mai creduto, dal momento che la responsabilità è di entrambi. C’è sempre una persona propensa a prendersi le proprie colpe, esiste anche chi ipocritamente si attribuisce il surplus delle proprie colpe e di quelle dell’altro, così crea velatamente un ricatto verso chiunque voglia infierire.
In ogni caso difficilmente la rottura avviene di comune accordo.
Sono giunta alla conclusione che vi sia una sorta di formula: la personalità meno onesta con se stessa mirerà a proteggere sempre il proprio ego, soffrirà anche, realmente, non per la fine della storia ma solo per il senso di frustrazione per esser stata abbandonata. Nel caso estremo che si ritrovi a lasciare, scaricherà tutte le colpe sull’altro senza prendersene mezza o al contrario le prenderà tutte, per ottenere qualcos’altro in un secondo tempo, come la grazia e l’eterna adorazione e quindi la libertà di controllare l’ ex, specialmente se in lei prevale una buona dose di narcisismo che, senza demonizzare questa “etichetta”, per suo bisogno naturale tende ad agire così sempre restando nel caso che non sia in grado di comprendere i suoi desideri più atavici.
Chi invece è allenato ad ascoltarsi e a rispettarsi, ha una sana dose di amor proprio ma se lascia non infierirà con comportamenti di trascinamento, sarà comprensivo/a il giusto, se lasciato/a se ne farà una ragione molto velocemente perchè infondo sa che ognuno ha sempre ciò che si merita, nel bene e nel male.

Vorrei conciliare diversi concetti noti:
1) Per amare il prossimo bisogna amare prima se stessi: altrimenti si costruisce su fondamenta d’aria fritta.
2) Ama il tuo prossimo come te stesso (non di più e non di meno): se lo ami di meno merita di meglio e starci significherebbe essere sempre insoddisfatti, se lo ami più è una relazione tossica per te.
3) La serietà di una persona si vede non dagli obiettivi ma dalla coerenza delle azioni compiute per raggiungerli: quindi eliminiamo espressioni come “con il tempo” “un giorno farò” e cominciamo a parlare del presente, dei progressi personali e di coppia che concretamente si possono vedere, perchè la fiducia non si recupera più quando è troppo tardi. Quindi, perchè trascinare un rapporto infelice laddove si sa, non potete cambiare ?
4) Amare è una scelta: certo ci son fattori come attrazione fisica e mentale, senso di sicurezza e mille altri, ma raggiunta una certa età, l’amore è consapevole. Il vero amore è frutto di una maturazione. Il vero amore non deve limitare, non deve tarpare ali, non deve essere una beneficienza nè un martirio. Una scelta consapevole per cui ogni giorno ci si sceglie e quando le cose non funzionano, l’ultimo gesto d’amore è lasciar liberi, ognuno per la sua strada libero di trovare qualcosa che lo faccia sentire realizzato. Perché costringere se stessi a stare con qualcuno o giusto costringere qualcuno a restare? Non tralasciamo che non si può pensare di cambiare le persone.
5) I compromessi, una bella favola, ma molto limitata. Non significa che se per qualche motivo non si è d’accordo non si possa trovare un compromesso, è che questa cosa vi sta sfuggendo di mano. Come si può accettare qualcosa che va contro il proprio modo di vivere, i propri principi? Attenzioni quindi a non azzerbinare/si.
6)No alla gelosia una volta lasciati, se una persona non sta scegliendo voi, avete il dovere verso voi stessi di non scegliere lei (e viceversa), molto meglio tagliare e augurare che vada meglio per entrambi in futuro. Discorso utopistico per alcuni, forse, eppure è semplice: “me lo riprenderei? No. Allora il capitolo è chiuso.”. E’ questione di rispetto, coerenza = serietà.
7) Per lo stesso motivo, banditi i tira e molla, comportamenti molto irrispettosi causati da manipolazioni psicologiche per tenere sempre legate le persone, per cosa? per l’ego, ovviamente. Ad imparare a rinunciare ad una persona c’è un gran dispendio di energie ed elaborazione del dolore, quindi è giusto non tornare indietro e per lo stesso motivo è giusto pensarci bene prima di chiudere definitivamente.
Questo vale anche in ambito delle amicizie, sempre più frequente e attuale.

Mettendo insieme questi elementi, se solo venissero tenuti in considerazione tutti contemporaneamente, poiché interdipendenti, tanti dialoghi drammatici verrebbero evitati e dando una corretta motivazione alla propria sofferenza, non solo si affronterebbe meglio, ma sarebbe propedeutica ad una scelta più consapevole di partner futuri.